INDICE
NUMERO CINQUE

 
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Specillum
CARIE!, editoriale di Ilaria Carretta

È in edicola il nuovo numero di Carie!
CARIE!
Tutti lo vogliono! Spazzolino sonico Carie: la nuova rivoluzione!
CARIE!
Maria De Filippi: "La mia Igienista Dentale? Ilaria di Carie!"
CARIE!
L’annuncio da parte del team: "Da gennaio Sandro Mayer in redazione!"

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Dente d'oro
L'ombrello, di Piergiorgio Pulixi

Erano arrivati in quella fase in cui l’amore si incupisce, diventando un gioco perverso dove si gareggia a chi infligge più dolore all’altro. Un gioco tutto psicologico, tipico della vecchiaia, dove i sentimenti, gli sguardi, ma soprattutto le parole sono taglienti come lame. Lame cosparse di veleno. Fossero stati più giovani, avrebbero potuto lasciarsi. Ricominciare, ciascuno per la propria strada. Basta battibecchi per ogni nonnulla. Mai più torture del silenzio, coltellate alla schiena, e frecciate imbevute di umiliazione, scoccate a bruciapelo nei momenti in cui si è più propensi ad abbassare la guardia: quando ci sono ospiti o riunioni familiari, perché in quei contesti il morso del dardo fa ancora più male.

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Dente d'oro
Cose vecchie, di Valentina Stella

E poi alla fine della passeggiata c’è un palazzo antico, anzi, vecchio, perché cade a pezzi. Si chiama Hotel Miramare ma non è più un hotel, è solo un bar. I proprietari sono molto anziani.
- Grazie mille, a presto!
Siamo usciti dall’ufficio informazioni, non faceva caldo.
- Andiamo a fare due passi?
Il sole aveva cominciato la sua discesa verso l’orizzonte e il cielo era diventato rosa a strisce arancioni. Alla nostra destra il profumo del mare e alla nostra sinistra quello del pesce fritto delle cucine dei ristoranti.
Eravamo già stati in vacanza, ma con i nostri figli. Questi erano giorni solo per noi.
Avevo voglia di vedere l’Hotel Miramare, mi hanno sempre affascinato le cose vecchie.


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Impianti
Un ponte minimo, di Elena Ghiretti

Non mi piace quando la finestra in alto si riempie di formiche con le ali. Bisogna prendere la scala telescopica, appoggiarla al muro, arrampicarsi con l’aspiratore in una mano, sperare di non cadere, allungare il braccio con l’aspiratore acceso verso l’alto, sperare di non cadere, aspirare milioni di formiche con le ali vive, un genocidio, sperare di non cadere.
Il mercoledì è quando ci vado ufficialmente. Il martedì e il giovedì è quando ci vado non ufficialmente. Il mercoledì ci vado dalle 12:30 alle 17:30. Il martedì e il giovedì, di notte.

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Zanne
Mia per sempre, di Sara Maggi

L’aria è pesante di acqua, ma non si decide a piovere. Mi do fastidio qui, nella mia cucina, a passarmi le dita tra i capelli. Sfilo via quelli morti, tutti con la radice bianca. Il tempo è eterno, quando non lo usi. Un minuto dura un’ora, ma è sempre troppo tardi per incominciare a fare qualcosa.


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Zanne
Hotel Crystal, di Nicoletta Polon

Di nuovo sveglia.

Tutto rosso, rosso rosso, tutto blu, blu blu, tutto rosso, rosso rosso, tutto blu, blu blu…
C’è da perdere il cervello con questo neon a intermittenza.
L’insegna originariamente recitava Hotel Crystal, ma da almeno un anno quattro lettere sono partite.
Un giorno ho chiesto a Sandra, che fa la portiera di notte e con la quale ogni tanto fumo una sigaretta quando arrivo dall’ospedale:
- Ma hai visto cosa si legge quando è accesa?
- No, cosa si legge?
- Hot Christ.
- E allora?
- Niente, mi pareva di cattivo gusto, visto che siete un albergo a ore.
- Sai che me ne frega. Quando me ne andrò via di qui do una festa. E mi sbronzo.


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Zanne
Natale, di Loris Bollito

Il rubinetto gocciolava con ritmo lento, l’acqua ticchettava sul marmo del lavandino scandendo il passare dei minuti. Aveva imparato che, su per giù, cadeva una goccia d’acqua ogni cinque, sei secondi. All’inizio aveva trovato fastidioso quel suono, quasi insopportabile, ma adesso ci aveva fatto l’abitudine. Ci si era rassegnato e aveva messo un panno sotto al rubinetto, per attutirne almeno un po’ il rumore.


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Dente da latte
Un camino per due e un'amicizia alle mandorle
di Giulia Tedesco

Giadina era triste.
Le sue lunghe ali nere e trasparenti sbattevano nervosamente sulle sue spalle, quasi a rendere palpabile la sua voglia di volare via.
Era il suo compleanno e nessuno era andato alla sua festa, di nuovo.
Sì, era vero, abitava nel più piccolo e sperduto camino in tufo di tutta la Cappadocia e sì, era vero, il camino si trovava proprio nel bel mezzo di un arido deserto sassoso circondato da montagne altissime.
Però, diciamocelo, che cosa aveva mai fatto di male, lei, per meritare di non avere nemmeno un amico?

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Dente avvelenato
E in TV ci sono io, di Anna Cambi

Corro alla porta e incollo l’occhio allo spioncino. Falso allarme, è solo la vecchia del piano di sopra che porta fuori il cane. Torno al computer, mando indietro il video e ripasso la coreografia: un-du-tre-quat-cinq-se-set-o-cambio e ancora uno...
L’avrò fatta un miliardo di volte ma ancora non mi viene perfetta e dalla rabbia mi tiro uno schiaffo.
Oggi ho fatto la cazzata di mangiare sette crackers, diciotto calorie l’uno, totale centoventisei. Imposto la cifa sullo step e faccio su e giù finché non arrivo a zero, poi salgo sulla bilancia. Se non ho perso almeno due etti da ieri mi ammazzo, chiudi gli occhi, inspira, espira, ok puoi guardare, guardo giù, cinquantacinque chili e sette, è ancora tantissimo ma almeno non sono ingrassata, se faccio un’ora di tapis-roulant prima di dormire posso ancora farcela.

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Dente avvelenato
L'ultimo desiderio, di Milo Busanelli

Inizia tutto con un mal di testa. Poi arriva il vomito, la stanchezza cronica, le vertigini, la perdita dei sensi, dopo una visita di controllo gli esami e altri esami. Alla fine gli dicono che può ancora cavarsela. Ma quando la memoria comincerà a vacillare, quando anche parlare sarà difficile, quando non potrà alzarsi dal letto, per le ultime settimane, avrà bisogno di qualcuno.


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Radici
Quello che non ho, di Ilaria Carretta

Era il 1961, avevo diciassette anni e ogni mattina mi alzavo di buon'ora per sbrigare le faccende. Mia sorella era già sposata e a casa c'ero solo io ad aiutare la mamma. Lei faceva poco o niente perché era sempre stanca e io dovevo occuparmi di tutto. Non mi ha mai insegnato molto e ho imparato quello che so con i rimproveri e le botte.

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Molari
Di guerra, di pace, di confini inesistenti, di Piero Ferrante

Mi chiamo Dragomira perché i miei genitori credevano nel valore taumaturgico delle parole. Mio padre, un minatore anarchico, immaginava di potermi regalare con l'onomastica quello che la vita non aveva potuto dare a lui: un grande senso di pace. Mancava di casa per giorni, a volte per settimane intere. Quando lo rivedevo mi appariva spento: una candela di muscoli, nervi e utopie che la polvere e il buio stavano consumando. Mia madre, una donna forte e fedele, passava le giornate a cantare fiabe di giovani principesse bionde e di santi morti in sella a carri infuocati. Era il suo modo di dimenticare, di prevenire la morte e il dolore. Entrambi si prendevano cura di me, a loro modo. Mi affidarono a un nome e al soffio del Grecale, perché potessi contaminarli e, insieme, migliorarli.

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Molari
La sedia vuota, di Carlo Battistella

Nevicò a lungo durante l’ultimo inverno e il lago Vlubisk gelò per intero. Quando la donna era bambina, la domenica c’era l’abitudine di andare a pattinare sulla pista ghiacciata del lago. Ma questo era stato prima dell’insediamento del Colonnello.

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Molari
Metti una sera in macchina, di Elena Gottardello

L’auto oltrepassa il cartello verde Trieste, nella penombra la siepe dell’autostrada ha boccioli e rami scossi da folate di bora.
- Il mio primo Rigoletto è stato proprio a Trieste. Sei anni fa, in questo periodo - dice Nino.
Lorenzo passa in corsia lenta, a uno svincolo gira verso est.
- Che compagnia? - chiede.
- Non quella di adesso, era l’89.
- Rigoletto! Nino, vai con il Pari Siamo.
- Non canto a comando.
- Dai, mica mi accorgo se stoni!
- Stoni? Oh, io non stono, con chi credi di parlare? - Nino guarda fuori, stacca la schiena dal sedile, schiarisce la gola, intona il Pari Siamo, riempendo l’auto del canto di Rigoletto.


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Incisivi
La fermata del 15, di Gianni Usai

Il sole e il caldo ci stanno nello strano aprile cagliaritano: ecco cosa sta pensando Francesco. Ci sta anche che nel pomeriggio il vento si alzi portando nuvole a oscurare l’azzurro del cielo e venga giù un diluvio d'acqua, di lampi e di tuoni. Alla sua età le ha viste tutte, il numero delle possibilità si è esaurito da tempo e qualunque cosa venga, lui può sfogliare il diario della sua lunga vita e trovare un precedente


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Incisivi
Oblò, di Gianni Contarino

Il dottor Scordato riceve il pomeriggio dalle tre alle sette i giorni dispari a Vagli Sopra e i giorni pari a Vagli Sotto. Assiste tutte e mille le anime dei due borghi e, quando manca il veterinario, anche i settecento fra maiali, vacche, tori e galline.
Di anni ne ha cinquantaquattro, come la taglia dei suoi pantaloni, e vive a Vagli Sopra da venti, da quando è nata la figlia Lete.
Non beve, non fuma, non bestemmia e non va a puttane, ma c'è una cosa che fa ogni ultimo sabato del mese.


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Fatina dei denti
Mercato rosso, di Sara Gambolati

Ci trovavamo in una serra, con file di ibisco che grondavano l’acqua degli irrigatori dalle corolle spalancate e orchidee nere come il velluto su tavolini di legno. Il resto delle inflorescenze era nascosto dietro tramezzi dipinti e se ne sentiva solo il profumo umido e soffocante
Appoggiò la cartella di cuoio sul tavolo e io avvertii come la stretta di un cappio attorno al collo. Era un vecchio elegante, vestito color tabacco, con gli occhi chiari come il cielo che intravedevo dietro la sua testa, oltre i montanti del soffitto. 


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Dente del giudizio
Celeste, di Elena Ciurli

Conta piano, scandisci bene.
Uno, due, tre.
Strizzai forte gli occhi e nascosi la testa tra le braccia; il muro era freddo e punteggiato di muffa. La mia felpa profumava di ammorbidente alla lavanda, quello che comprava sempre mia madre perché costava poco. Tutti i miei vestiti avevano lo stesso odore.


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In sala d'attesa
Da Vonnegut è tutto, a te Carie... di Giulia Muscatelli

Per chi a Natale va a messa, ma anche per chi il Natale proprio non lo festeggia.
Per chi crede, chi non crede, chi crede nell’amore e chi nei dinosauri.
Per chi mangia il pandoro, per quello che adora i canditi (perché sì, esiste qualcuno che mangia i canditi!).

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