INDICE
NUMERO DUE

 
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Specillum
La linea, editoriale di Paolo Battaglino

Se dovessi parlare in poco tempo del racconto descriverei Mr. Linea.

Mr. Linea è un omino che percorre una linea di cui anch’egli fa parte, incontra ostacoli e chiede alla mano che lo disegna (il fumettista Osvaldo Cavandoli che negli anni ’60 creò e animò il personaggio), di aiutarlo. L’idea piacque all’ingegner Lagostina e comparve in alcuni filmati del Carosello RAI.
Scrivere un racconto è un po’ quello che fece Carandoli. Creare un personaggio, metterlo in difficoltà, vedere come reagisce. Queste sono le regole. E se il personaggio sbraita, anche se non in grammelot milanese come Mr. Linea, cercare di sbloccare la situazione.

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Dente d'oro
Alexa, di Stefania Bertola

-Sono così triste oggi… Andiamo al centro commerciale? Sono così triste oggi… Andiamo al centro commerciale? Sono così triste oggi... Andiamo al centro commerciale? Sono così...
- E va bene! Andiamo!

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Dente d'oro
Una notte al Fila, di Luca Rinarelli

Ogni tanto apriva gli occhi. Giusto quel poco che gli confermasse di esser solo.
A parte Ruff.
L’orso di peluche lo fissava immobile. Ne poteva intuire solamente un leggero riflesso negli occhi di vetro. Oltre il buio, qualche linea sbiadita ricordava i mobili della cameretta. Strisce più nette partivano dalle fessure della tapparella per proiettarsi sui muri.


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Bruxismo
Perché non si può fare, di Andrea Tomaselli

- Perché a terra fa schifo, dai, è tutto sporco!
Tommi guarda per terra.
- Non è spocco - protesta. La r ancora non la sa pronunciare. Dovrebbe, ormai, ma questa cosa, di suo figlio, a Stefano piace da morire. Ogni volta prova una tenerezza così profonda che gli fa anche un po’ male.
- Nei marciapiedi i cagnolini ci fanno pipì e cacca - aggiunge Stefano, più dolce.
Tommi si piega come se fosse di gomma, la faccia gli arriva a pochi centimetri dall’asfalto

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Radici
Sembra che sorrida, di Lucio Aimasso

Prendo una rincorsa di almeno cinque passi, calcio più forte che posso e guardo in su, aspettando di veder crollare qualche tegola. Nonostante i muri siano abbastanza spessi, la casa sembra vibrare ad ogni colpo. Oltre il tetto, il cielo è azzurro e immenso, limpido come quel laghetto di montagna dove ogni tanto andiamo a mangiare i panini con mamma e papà. Raccolgo il pallone che mi è rotolato di nuovo tra i piedi, incrocio le braccia e aspetto che questa benedetta tegola venga giù, ma sopra di me tutto è immobile, come in quelle vecchie cartoline sistemate sul davanzale della camera dei nonni.


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Radici
Quando la nebbia ruba il sole, di Piera Pacucci

Certo non ricordo proprio tutto. Ormai sono troppo vecchia. Di quei tempi però, non ho mai dimenticato l’angoscia; spessa e umida come la nebbia dei nostri inverni. Le bocche serrate a trattenere pensieri. Sicuramente, ricordo bene il giorno del mio arresto. Ricordo anche come ero vestita; un abito blu a pois bianchi, col colletto candido. Era il vestito della domenica.


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Molari
Primo giorno di lavoro, di Noemi Cuffia

Agnese si era svegliata presto per tutti i sei mesi della sua disoccupazione. Da quando aveva perso il lavoro, aveva lasciato la sveglia alle sette, non solo per preparare la colazione al figlio di dodici anni e al marito Andrea, ma anche per sentirsi viva e pronta.


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Dente da latte
Orchus in fabula, di Davide Risso

Voci di corridoio narrano che gli orchi siano brutti, stupidi e cattivi.
I primi due punti rispecchiano, ahimè, la realtà. Sul terzo non ne sarei così sicuro.
Mirto l’avevano trovato lungo la riva del fiume. Laggiù, dove il piccolo villaggio terminava con le miniere d’oro, ultima impronta di attività umana sulla grande spiaggia di madre Natura.

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Zanne
Il risveglio, di Licia Valente

La sola pianta viva, dentro e fuori questa casa, è una pianta detta del buio, nell'angolo opposto al letto. La pianta nella mia stanza è tutto ciò che mi appartiene in questa casa.


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Zanne
Il male minore, di Mauro Oggero

La madre ha fatto indossare ad Amina il velo nuovo, quello nero, che lascia scoperti solo gli occhi. Amina odia il nero, ma sa che è divenuto il suo colore, per quanto lunga o breve possa essere la sua esistenza.
Come sempre, la madre ha dovuto aiutare Amina, lei da sola non riesce a mettere su quella roba come si deve, con proprietà, come è stato prescritto. Amina non ha ancora capito cosa significhi con proprietà. Comunque, odia quella cosa, si sente mancare il respiro.
- Ti prego, non farmelo fare.

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Incisivi
Ascolta ancora questa Joe, di Paolo Battaglino

Joe odiava il mal di testa e i Talent Show, programmi per gente annoiata e stronza. Un tempo c’era la Corrida di Corrado, un tempo ci si rideva addosso con gusto. Ora invece tutti si prendevano sul serio. Il problema era essere giudice di Talent e avere mal di testa, anzi Joe era pressoché sicuro che fosse il Talent a farglielo venire.

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Fatina dei denti
La vera storia del Millenium Falcon, di Paolo Cavazza

Chiamatemi Paolo. O forse Stefano. Ho poco più di sessant'anni, ma ne ho trascorsi solo quaranta su questa Terra.
Dovete sapere che io non sono esattamente di questo mondo (qualcuno già lo sospettava, immagino). Io vengo da un universo parallelo quasi identico a questo, tranne alcune differenze, quasi sempre trascurabili, e un lieve sfasamento temporale. Per fare un esempio, piccolo ma per me importante, nel mio universo la produzione della Panda iniziò nel 1974, e fra gli optional della prima serie c'era una iperguida interstellare: una novità assoluta per una utilitaria.

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Fatina dei denti
Spezie, di Alessandro Cellamare

- Le dispiace se l'accendo?
- Faccia pure.
Il dottor Mike Shepard lasciò scivolare il registratore sul tavolo.
- Signor?
- Bogarde. Dirk Bogarde. Come l'attore, ha presente?
Uno dei quattro neon agli angoli del soffitto si spense e si riaccese con fatica. L'acqua batteva sui vetri della sala interrogatori numero quattro mentre, fuori, la luna sporgeva a pezzi da una nuvola carica di pioggia.
- Le va di raccontare?

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Dente avvelenato
Passaggi, di Marino Buzzi

Continuiamo a camminare in silenzio, senza guardarci, freddi, distanti, come se fossimo due estranei che si sono incontrati per la prima volta stasera. L’ennesimo film rovinato dai pop corn e dai commenti rumorosi. Questa multisala è ormai la tomba dei nostri sabati sera tutti uguali.


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Aliti
Come la prima volta, di Dario Accolla

Si ritrovavano tutte le sere allo stesso posto. Lui cinquant’anni, tempie innevate, occhi grigi e un sorriso a metà. Da sbruffone. Lei di poco più giovane. Portava i capelli legati indietro, intrecciati più volte. Amava indossare una mantella a quadri. Lo sguardo era di ghiaccio azzurro. Il sorriso, invece, acqua di ruscello


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In sala d'attesa
Binario cariato, di Davide Genta

Primo. Non arrivare in ritardo. Corri. Guarda l’orologio. Hai tempo. Non ne perdere. Attraversa la città, fitness lo chiamano. Cammina, quarantacinque minuti. Passo svelto. Metti le cuffie. Hard rock, ogni tanto, classic rock. Intellettuale. Guarda le luci, in Gotham City. Più brutta.

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