INDICE
NUMERO TRE

 
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Specillum
Aristia ferroviaria, editoriale di Davide Genta

“Sorte miserabile quella dell'eroe che non muore, dell'eroe che sopravvive a se stesso.” Così lesse sul libro, nel togliersi la giacca. Poi l’appese al gancetto. Si arrangiò il nodo alla cravatta. Stirò le braccia, la camicia. Inspirò l’aria, poi espirò, a far uscire dalle narici l’odore della pisciazza che permeava l’esterno della stazione.

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Dente d'oro
Benomar, di Luigi Romolo Carrino

Le transenne di piazza Garibaldi, quelle alte, di giorno servono a riparare gli operai, che lavorano per fare la metropolitana nuova, dagli sguardi della gente che va alla stazione.
Io e ParìsIltòn ci mettiamo dal lato della Feltrinelli, di fronte. Lota ha detto che, almeno per le prime due ore, fino alle dieci, fino a quando non chiude la libreria, ci dobbiamo mettere là perché quelli che escono si trovano la nostra fessa davanti. E gli dobbiamo dire: "un libro e un bucchino non si rifiuta a nessuno", così loro ridono e poi andiamo a chiavare dentro alla Panda scassata che sta vicino ai binari della Vesuviana. Dobbiamo fare così, per forza. Lota ci vede, sta seduto sul muretto a cento metri, con gli amici suoi, e ci controlla quello che facciamo.

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Dente d'oro
Vallette 1987, di Gessica Franco Carlevero

Viaggiare in macchina faceva patire.
Raggiungere la città, una volta che l'autostrada non c'era, in città si andava uguale. E allora dal bricco cinquanta chilometri di strada secondaria con curve e salite, era la strada del Pino.


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Zanne
Valore attuale netto, di Davide Genta

La pedalata era lenta. Non per l’assenza di allenamento, né per la stanchezza. Amava invece quel ritmo un po’ statico che usava per guardarsi intorno. I sensi all’erta percepivano i rumori e i profumi della sua vita precedente, quella con la partita i.v.a. Strada Debouchè non era più la stessa dall’arrivo del training center della Juventus. Il grande intervento edilizio aveva modificato del tutto le strade della zona e aveva ridotto le dimensioni dei campi e le strade poderali che utilizzava in gioventù.

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Zanne
Il capo stecca, di Federico Pechenino

Sono esausto. La marcia di oggi mi ha stroncato le gambe. Dovevo recuperare un giorno di poligono perché l’ultima volta mi sono imboscato in infermeria. Se c’è una cosa che odio della vita militare è il poligono. Sopporto la mensa scadente, il coprifuoco, i turni di guardia, ho sopportato il nonnismo. Ma il poligono proprio no. Tre ore di marcia per arrivarci e poi ore di attesa per sparare trenta miseri colpi verso una sagoma del cazzo. E io non sono propriamente un cecchino.


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Radici
Da che parte stare, di Milena Paulon

La tintoria dei nonni era un libro di avventure.
Mi piaceva soprattutto l’odore. E poi mi incantavo davanti all’enorme oblò del lavaggio a secco. Ci stavo ore a guardare come la maglia rossa cadesse sempre allo stesso modo sui pantaloni a righe o come la giacca blu cambiasse direzione dopo due giri e mezzo verso sinistra, precisa.
Nella stanza sul retro, quella che dava sul cortile, c’era sempre una nebbia di vapore
creata da macchine a pedali che quando li schiacciavi, oltre al vapore, facevano un bel rumore di nave che entra nel porto.


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Dente del giudizio
Sabbia, di Emanuele Altissimo

Per i suoi tredici anni il ragazzo chiese in regalo una carriola. La voleva di ferro, resistente e capace, con i manici di plastica e una ruota di gomma dura.
- Che te ne fai di una carriola? - gli chiese sua madre senza distogliere lo sguardo dalla tv. Era in pigiama, come al solito, sdraiata sul divano che aveva spostato in mezzo al salotto, così era vicina al televisore e al tavolino dove c’erano i liquori. Poteva starsene lì anche per diversi giorni, immobile a fissare qualche vecchia commedia mentre beveva grappa da una tazza bianca, senza manico.


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Dente del giudizio
La street che porta alla beach, di Marta Traverso

Il primo giorno della terza elementare arrivò una compagna nuova, Lucia. Aveva i capelli rossi, lunghi fino a metà della schiena e sapeva scrivere solo con la mano sinistra. Quando l’ha vista entrare in classe, accompagnata dalla maestra, Nicola è diventato rosso sulle guance e sul naso. Avrebbe voluto che il banco vicino al suo fosse vuoto, dare uno spintone a Giacomo e mandarlo a sedere da un’altra parte, così Lucia si sarebbe messa vicino a lui.

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Dente del giudizio
L'Azzurra, di Chiara Lovera

Da bambina, d'estate, andavo nella casa in montagna, costruita dal nonno.
La casa era un cantiere; fuori c'era l'erba alta, quella che la nonna per farmi una stradina, tagliava. Con una mano si teneva la gonna, con l'altra il falcetto. Poi c'erano i rovi, un mucchio di sabbia e l'Azzurra.


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Dente del giudizio
La festa di fine estate, di Loredana Cagnina

Maria si guardava le scarpe.
Le sue scarpe da ginnastica nuove di zecca erano piene di terra e fango e ora lei ne faceva muovere le punte agitando le dita dei piedi. La mamma si era tanto raccomandata di non indossarle prima di domenica, ma lei non aveva resistito.  Era una serata speciale. Più della domenica, più delle giornate al mare, più del sabato mattina al mercato. In paese iniziava la festa di fine estate e lei aveva avuto il permesso di andarci con la sua amica Elena.

 

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Dente del giudizio
Dire, fare, e baciare, di Andrea Malabaila

La scuola è finita, andiamo in pace!
Per fortuna alla Maturità non ci sarà Religione. Nonostante frequentiamo una scuola cattolica, o forse proprio per questo,  in Religione siamo delle vere capre. Ad esempio per me i sette peccati capitali sono: la povertà, il tifo per il Toro, il comunismo, il look da truzzi, l’astemia, più altri due che dimentico sempre.

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Molari
Il mondo di Bridget, di Silvia Vitrò

Un martedì, d’inverno, mattina presto. È ancora un po’ scuro. Il corridoio è freddo. Qualcuno ha anche lasciato una finestra aperta. La chiudo e rabbrividisco. Aspetto. Sono arrivata in anticipo e non c’è ancora nessuno. Ho provato a bussare alla porta del giudice, ma nessuno ha risposto. Siedo su una panca di legno e mi viene da pensare che comunque, anche se fa freddo, qui sono al sicuro.

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Fatina dei denti
L'ordine delle cose, di Aaron Ariotti

Con Nina ci vedevamo di solito a casa sua: una cenetta, quattro chiacchiere, un po’ di musica, del buon sesso, e la mattina dopo ognuno tornava alla propria vita.
E andava bene così.
Quella sera, dopo cena, mi feci scopare come al solito finché Nina, esausta, non si addormentò sopra di me. Succedeva sempre così. Mi scopava e poi dormiva, serena, mentre io rimanevo sveglio tutta la notte a guardare i suoi due gatti siamesi che, seduti in cima all’armadio, mi fissavano con i loro occhi d’oro.

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Fatina dei denti
Una diabolica occlusione, di Stefano Risso

La ditta Cerofolini Ecoservices, specializzata in disostruzione scarichi e servizi spurgo, era il fiore all’occhiello di Tonino Cerofolini, Re indiscusso nella cura delle tubature idrauliche e delle fosse biologiche della bassa padana. Una piccola azienda cresciuta lentamente ma che, dopo tanti sacrifici, permise a Tonino e alla moglie Luisa di acquistare un piccolo appartamento tutto loro, in cui invecchiare insieme.


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Dente da latte
Cordasecca, di Egizia Venturi

Sua Maestà la Cordasecca voleva farsi fare un ritratto.
Per questo aveva convocato alla sua corte i migliori artisti del regno; ma non c’era pittore che riuscisse a ritrarla, perché come lei si metteva in posa questi cominciavano a sogghignare e ridere così tanto, ma così tanto, che non  riuscivano ad andare avanti.


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Aliti
Ad agosto le oche continuano a volare anche in città,
di Luca Ferrando Battistà

Di lei mi è sempre piaciuto il suo modo di andarsene. Ogni volta ci provava, a fare come nei film, dove le attrici segnano ogni loro uscita di scena in modo indelebile. Nel senso che quando loro escono, la scena finisce davvero. Lei invece usciva sempre un poco prima, inaspettatamente, nessun movimento d’archi ad alzare la tensione. A un certo punto, semplicemente non c’era più. Ma la scena non finiva mica lì, e io, disarmato, rimanevo da solo a ricucire da capo tutto quello che era successo durante la giornata.


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Aliti
Acqua salata, acqua dolce, di Bert D'Arragon

Nicola sollevò gli occhi dalla superficie agitata del fiume e cercò contro luce le lontane creste delle montagne corse. Vide solo ingannevoli ombre di nubi che si avvicinavano da ponente. Sul mare la pioggia cadeva, ballando col vento: tende grigie semiaperte davanti al cielo rosso della sera. Fissò a lungo quell’intenso spettacolo.


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Aliti
Dieci minuti, di Kleine

Immaginatevi la scena.
C’erano un crepuscolo di fine settembre, il cielo piuttosto limpido, qualche nuvola striata, le sfumature di rosa e azzurro, un paio di gabbiani, magari che volavano verso il Sole.
E ancora, giusto un paio di coppie che passeggiano in spiaggia, qualche bambino che giocava, in strada si sentivano i campanelli delle bici e qualcuno stava già comprando una pizza per cena o forse per merenda.


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Incisivi
La ragazza in cima alle scale, di Manola Plafoni

Ho l’impressione che nella vita ci sia sempre qualcosa di strano. Sempre. Qualcosa di singolare, intendo. Magari qualche dettaglio. Un piccolo particolare intrigante. Una frase inaspettata. Persino dopo situazioni apparentemente semplici, qualcosa c’è, che meriti di essere raccontato. Soprattutto al mio amico Tony, davanti a un buon bicchiere.


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Incisivi
Stasera pesce, di Emma D.

Un piccione grasso come un pollo cammina davanti a noi, impettito e spingendo la testa a scatti. Le  zampette sono piene di bugne, mi sembra che zoppichi anche un po'. Amir lo allontana con un gesto della mano, distratto. Lui fa un piccolo volo poi torna e ci guarda con quei suoi occhi bordati di rosso.


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Dente avvelenato
Business, di Marco Buggio

Mi è apparsa la Fatina dei Denti.
Capita che a qualcuno appaia la Madonna, a me no, a me appare la Fatina dei Denti. Mi ha detto di essere molto triste perché è da un po’ di anni che non ha modo di fare affari con me che ormai sono diventato grande e non perdo denti come una volta. Mi ha assillato dicendomi che dovrei aiutarla, per mantenere quell’amicizia che ci lega da quando ero bambino, ma io non saprei come fare, o meglio non mi va di estrarmi dei denti per renderla felice. Alla fine è solo una vecchietta del cazzo che non vuole andare in un ospizio. Ma ogni notte ritorna piangendo con le stesse pretese e insiste per avere i miei denti


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Impianti
Il trattore del signor Orban
Voorwaardelijk, di Andrea Roccioletti

Secondo alcuni, due sono i poli gravitazionali che attraggono l’arte verso il suo futuro: le nuove tecnologie, e l’arte come relazione tra le persone e le cose. Ci sono poi i catastrofisti: a dar retta a loro, nella migliore delle ipotesi torneremo a dipingere le pareti delle caverne. Ecco, forse da lì hanno avuto origine molte cose. Ma andiamo con ordine.


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In sala d'attesa
Wow, di Manuela Barban

Sono le due di un pomeriggio bollente di fine agosto, il titolo dell’esposizione è stuzzicante: “EXTRA LARGE”. Entriamo. Ci godiamo il brivido dell’aria condizionata sulla pelle sudata e il lusso delle sale deserte. In mostra c’è una selezione della collezione del Centre Pompidou: opere di autori contemporanei che si sono cimentati con il concetto di monumentale. Nelle prima due sale un mix di opere interessanti: dipinti, installazioni, fotografie.

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