INDICE
NUMERO ZERO

 
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Specillum
Benvenuti nella vostra casa, editoriale di Giulia Muscatelli

C’è una gran folla in piazza quella sera. Il concerto sta per iniziare; qualcuno è già ubriaco, altri ballano senza musica, altri ancora si baciano, ridono. I giornalisti il giorno dopo definiranno quell’esibizione la più bella del gruppo negli ultimi dieci anni. Il ragazzo è lì con i suoi amici.
È seduto sugli spalti. A un certo punto si distrae, gira la testa e nota un cerotto rosa sulla caviglia di un uomo a pochi metri da lui. Il ragazzo vede il momento in cui l’uomo ha messo il cerotto. Ricostruisce la sua giornata, sin dal mattino, quando l’uomo è uscito di casa indossando le scarpe nuove, forse un regalo di Natale.

Pia Taccone

E vede il pomeriggio poi, quando l’uomo ha mandato la segretaria in farmacia. Vede le loro mani che si sfiorano, lei che delicatamente appoggia la confezione di cerotti sulla scrivania e lo guarda dritto negli occhi.
Quel ragazzo è uno scrittore.

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Dente d'oro
Colore cane che corre, di Andrea D'Agostino

C'era la nebbia sfilacciata e sottile. Le pecore dormivano in cerchio, fitte, senza fiatare. I cani sparpagliati per terra, sbadigliava qualcuno. Erano scattati di colpo, si erano messi a latrare. Era arrivato il cavallo, sul cavallo il campiere. La nebbia gli mulinava dietro le spalle.
-Vincenzo - mi aveva chiamato - il barone con te vuole parlare.
Tre spiragli sul pastrano, all'altezza del petto. Raccontava: quella notte, gli spari, pallottole di carabiniere. Io sospettavo le tarme.
-Che vuole il barone?
-Ti vuole parlare.

Beatrice Gasca Queirazza

Il cavallo ballava, i cani gli stavano addosso, sbuffava dal naso. Il cerchio delle pecore si era sgonfiato. Gli agnelli smusavano pance, si nascondevano in mezzo alle zampe.
-Sbrigati, il barone ha fretta.
-Le pecore a chi le lascio?
-Lasciale ai cani.
-Sono strafottenti 'sti cani. Perché avete venduto quelli miei?
-Sbrigati che ha fretta.

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Dente d'oro
Mettitelo nella pipa e fuma, di Alberto Milazzo

Proprio una bella giornata. Se l’erano ripetuto tutto il giorno che quella era una bella giornata. E avevano finito per crederci. C’era stato il sole e questo era un chiaro segno che era una giornata buona. Un sole così quelli se lo sognano, aveva detto lui. E lei aveva assentito con un sorriso malinconico.

Maria Borghi

Che c’era di bello nell’impossibilità di condividere quell’angolo di sole col resto della famiglia, che era rimasto a casa? Poi, lui aveva detto che era “una giornata da gelato”. E allora avevano preso un gelato insieme, mentre il profilo della cattedrale ingialliva contro il troppo cielo. Un vaso di luce. Più tardi lui avrebbe recitato un padre nostro dentro quella cattedrale, davanti alla statua di una Madonna in trono, una preghiera piena di risentimento che gli faceva brutta la bocca. Lei non aveva pregato, s’era invece soffermata a osservare le lastre di pietra lucida della navata centrale, e le era quasi venuta una memoria d’infanzia che però non aveva colto a pieno.


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Incisivi
Sei piani fuori, di Simonetta Spissu

Io al suicidio non ci ho mai pensato seriamente.
Il suicidio per me esiste, come esiste la possibilità che faccia rafting o sesso a tre.
O che io finisca a letto con Corrado.
Piuttosto un cane morto.
Ma Corrado è un'altra storia.

Martina Cavaglià

Stavo pulendo i cessi di quell'abnorme apparecchio dentale chiamato Palazzo Nuovo, ripetendo la mia vita di ogni giorno, dentro il mio grembiule azzurro puffo. Era l'ultimo turno di sera, chiusura alle 20:00, e ogni bagno era una piscina di schizzi.
Lo so, gliel'ho sentito dire un sacco di volte: gli studenti qua si raccontano la leggenda che più si va in alto nel palazzo, più trovi la tavoletta pulita.

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Dente del giudizio
Svolgimento libero, di Francesco Delle Donne

Tema: Parlami del tuo migliore amico.

Il mio migliore amico si chiama Fox. Tutti dicono che strano nome per un bimbo, ma è perché Fox è speciale e tutti lo invidiano.
Lui mi protegge sempre ed è coraggioso. Non ha la mamma e il papà come ce li ho io, e quindi sa fare tutto. A volte mi aiuta a fare i compiti, specialmente le divisioni, e quando non so cosa dire e mi faccio tutto rosso perché gli altri mi guardano, non c’è problema: parla Fox al posto mio.

Andrea Macaluso


Un giorno a scuola, durante l’intervallo, Auriemma, Di Stefano e Bacci mi prendevano in giro e mi facevano gli sgambetti, e mi dicevano nell’orecchio: “Quella grandissima puttana di tua mamma”.

Loro ce l’hanno sempre con me. Non ho capito ancora il motivo.


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Bruxismo
Manuale d'istruzioni, di Giulia Muscatelli

Alcuni la chiamano elaborazione del lutto, definendo lutto tutto ciò che è perdita e perdita tutto ciò che prima c’era e adesso non c’è più. Nessuno ha mai elaborato una teoria per quello che non c’è mai stato.

Valentina Basso

Sono arrivata a casa e ho messo l’acquario al posto della televisione. Ormai non mi serviva più. L’avevo deciso il giorno che Lei, che guardavo sempre, mi aveva parlato. 13 febbraio, puntata 34: Ehi, parlo con te, sì proprio con te che passi ore sul divano - aveva detto- dovresti uscire e trovare qualcuno a cui dare il tuo amore.
Allora ho fatto come suggeriva Lei, anche se mi sembrava strano che Lei, proprio Lei, che lì dentro ci viveva, mi consigliasse di lasciar perdere, ma dopo ho capito che anche quella era l’ennesima prova della Sua capacità di comprendermi, di comprenderci.


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Denti da latte
Fiaba senza fine, di Andrea Fabiani

C’era una volta una storia che adesso non vi sto a raccontare.

Yvonne Campedell


Comunque, facendola semplice, si riduce a un principe che, dopo un incessante cavalcare, dopo aver affrontato il Sentiero di Nebbia, aver sconfitto il drago e la dragonessa, aver superato in astuzia Brishek, lo stregone nano, aver attraversato la Palude delle Paure Nascoste, raggiunse in fine il cuore della Grotta Profonda, dove la sua principessa, bella come solo una goccia di rugiada su una foglia al mattino, vittima di un crudele incantesimo, eternamente dormiva.


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Aliti
Pietà, di Andrea Mauri

Eri tu tra le braccia della madre. Tu, trasformato in marmo, impietrito nel silenzio di una sala del museo. Accade sempre all’ora di chiusura, quando i visitatori scappano verso l’uscita per paura di rimanere chiusi dentro. Io no, io non temo nulla, perché il custode conosce le mie abitudini e sa dove trovarmi. Accompagna gli sconosciuti alla porta e poi passa a chiamarmi.

Francesca Bellini

Va a colpo sicuro, sa che mi troverà immobile davanti alla statua della Pietà. Ci sorridiamo. Anzi, sono io il primo a sorridergli per inibire il suo desiderio di sapere perché da un mese a questa parte resto a fissare la dolcezza di una Pietà che non ha eguali al mondo. Sempre alla solita ora, quando il museo chiude, quando posso dialogare in pace con la madre e il figlio stretti nell’abbraccio finale.


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Denti da latte
Stelle cadenti, di Egizia Venturi

La sera del 10 agosto Leila  guardava il cielo col naso all’insù. Le avevano detto che si sarebbero viste le stelle cadenti, ma di stelle cadenti neppure l’ombra.

Sonia Ligorio


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Dente avvelenato
Il più grande cornuto dell'universo, di Giovanni Lucchese

Ce la puoi fare, e lo sai benissimo.
La tua mente si arrovella su duemila calcoli diversi, mentre le tue dita picchettano sui tasti del terminale a velocità supersonica.
Del resto eri il primo del tuo corso di ingegneria spaziale, ti sei laureato con il massimo dei voti, e velocità di rotazione del pianeta, attrito con l’atmosfera e potenza di accelerazione dei motori sono complicati quanto alzare la tavoletta del cesso per uno come te.

Laura Ralli

La tua casa vista dall’alto è solo un puntino marrone in una distesa enorme di case tutte uguali e allineate nella periferia di San Diego, ma questo figlio di puttana di un cervellone ti trova una pecora nera in mezzo a un milione di pecore bianche se gli dai le coordinate giuste.

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Canini
Camelus Bactrianus, di Giancarlo Pastore

Per alcuni il cammello bramisce, per altri blatera, ma un nome adatto a quel verso nessuno è riuscito a trovarlo, tantomeno lei. È in piedi davanti all’insegnante, in silenzio.
- Allora? - le chiede - iniziamo?

Daniela Costa

C’è un’immagine proiettata sul muro, è la prima della ricerca che dovrebbe presentare: una distesa di sabbia rossa senza fine, un orizzonte di dune e, in primo piano, tracce di animali, zoccoli a due dita che affondano e spariscono come se il branco che le ha lasciate fosse stato rapito dall’alto. È il deserto dei Gobi, e lei ha scelto di mostrarlo attraverso gli occhi di un cammello. Ha passato le ultime sere e i fine settimana per prepararsi alla verifica di fine anno, ha collezionato materiale di ogni tipo, video e foto e citazioni da poesie, ha mescolato scienze, geografia, storia e letteratura perché ci tiene a fare bella figura, e perché studiare le piace, è la cosa che le piace di più.


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Radici
I. di Chiara Bongiovanni

La famiglia è un’istituzione nociva. Non mi ricordo più chi me lo ha detto, ma poco ma sicuro che aveva ragione. A parte me qui a casa sono sempre stati tutti matti, tutti fuori di testa. E mi criticavano pure, mi dicevano che pensavo solo a farmi bella, a pettinarmi, a dipingermi le unghie, a non prendere posizione.

Lia Mariani

Dicevano tutti che ero bionda, bella e felice, ma intanto pensavano stupida, inutile, superficiale. Però io sono viva. Stupida, inutile, superficiale ma viva. Mio padre, mia madre, due fratelli e una sorella, tutti modelli di profondità, tutti bravissimi a prendere posizione, tutti morti.


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Zanne
Di corsa, per i campi di Davide Franchetto

È colpa sua ma non dovrei pensarlo. Ho paura che mi faccia la sorpresa approfittando del buio. Sleale come un ladro. È a casa da due giorni. L’hanno riportato qui perché dicono, ormai, tanto vale.

Danila Ballo

Passo per il corridoio e da una porta socchiusa sbircio in camera mia madre che lo veglia; sta seduta sul bordo della sedia, scomoda, le mani strette fra le ginocchia, il busto piegato in avanti, la bocca socchiusa a respirare ogni suo respiro. È molto dimagrita: i capelli neri e ricci sono uno sfibrato groviglio di nodi, la pelle è lucida, tirata sulle ossa. Di lui non vedo nulla se non lo sbuffo delle lenzuola sulle gambe. C’è stato un tempo in cui mi aggrappavo alle loro mani, in cui la promessa della felicità passava attraverso quelle strette; i palmi ruvidi di lui, quelli morbidi di lei: cemento e ferro, pesca e smalto scarlatto. Grandi e solidi come corazze di tartarughe centenarie.

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In sala d'attesa
Nel prossimo numero di Giorgio Ghibaudo

I redattori di CARIE stavano ancora mettendo in piedi il Numero Zero della rivista quando qualcuno aveva chiesto:
- Sì, ma per il Numero Uno cosa facciamo? Questa volta diamo agli autori un tema specifico o prendiamo di nuovo racconti bellissimi ma senza attinenza uno con l’altro e li smistiamo a casaccio, come nel numero Zero?
- Io questa cosa che sulla rivista ‘smistiamo i racconti a casaccio’, non la farei sapere tanto in giro - aveva suggerito Paolo, baritonale, con una contorsione del labbro superiore che lasciava spazio a qualsiasi interpretazione.
- Possiamo dire ai futuri autori che il tema sarà... il filo interdentale! - aveva proposto Ilaria.
- Allora posso fare un’illustrazione per la copertina, con un rocchetto di filo interdentale che si srotola dall’alto verso il basso, da destra a sinistra e poi in diagonale e alla fine forma la parola... - aveva cominciato a mimare per aria Pia prima che Manu dicesse:
- Visto che uscirà a dicembre... cosa ne dite di un numero tutto natalizio ma in stile ‘really CARIE’ e cioè estremamente pop, non necessariamente alla “volemose bbbene” e pure un tantinello bastardo?
- Sì! - aveva esclamato Giulia, battendo le mani, prima di aggiungere - ai lettori di CARIE, questo Natale faremo andare il pandoro di traverso!

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