INDICE
SPECIALE NUMERO UNO - MIMASTER

 
 

 

Specillum
Uno Speciale davvero speciale, editoriale di Pia Taccone

Premessa: questo numero Speciale è davvero speciale. Per tante ragioni.
Perché è il nostro primo Speciale e ne siamo davvero super orgogliosi.
Perché la proposta ci è arrivata da Mimaster illustrazione, una delle migliori scuole per chi da grande desidera fare l’illustratore.
Perché ci hanno lavorato ventiquattro giovani illustratori, pieni di talento e passione.

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Zanne
Un funerale, di Alessandro Zannoni

Il gioco si chiama la vita lunga un metro.
Prendi un metro di legno e stendilo sul tavolo; sulla scala graduata del metro segna il numero che corrisponde alla tua età, io segno il 48, tipo; ora guarda con raccapriccio quel pezzettino di legno compreso tra la tua età e la tua morte presunta - tieni conto che arrivare agli ottanta non è così semplice.
Ecco, quel misero pezzettino è ciò che ti resta da vivere

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Aliti
Il rumore dei maremoti notturni, di Luca Quarin

A ripensarci bene non è accaduto niente di diverso dal solito. Un tizio è sbucato dall’oscurità, ha osservato l’ingresso dell’albergo e ha spinto la porta. La donna lo ha seguito meccanicamente fino al bancone, come una casalinga che non vede l’ora di sedersi davanti al videopoker.
Così, d’acchito, non l’ho riconosciuto. Sì, certo, il suo volto era familiare, lo avevo già visto da qualche parte. Mi ricordava un pavimento di mattonelle marroni, un profumo di polvere ai piedi di un muro e un’ombra grigia alle mie spalle, forse un cunicolo o più probabilmente un corridoio. Ma l’immagine a un certo punto ha smesso di formarsi ed io non sono riuscito a ricordare chi fosse. Chi era, quel tizio?

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Aliti
Distanza, di Sara Maggi

Ti riconosco a stento, dentro a questo involucro di pelle fragile. Un velo sottile e secco che si sbriciola quando frega contro il tessuto, ma resiste. Trattiene ossa, carne e liquidi. Trattiene te. Ti guardo, ma non ti vedo. Ho imparato negli anni a sorvolare sulla tua figura, a scollegare la mente dagli occhi. Ti guardo, ma non penso a te. Progetto la mia cena, penso alla doccia che farò, al libro che mi aspetta sul comodino o alla borsa di cuoio marrone che ho visto in una vetrina. A te mi sforzo di pensare il meno possibile. Vengo a trovarti a giorni alterni, ti riempio il bicchiere d’acqua e ti pulisco la bocca, ma non ti penso. Io sono nella tua vita, ma non voglio che tu stia nella mia. Voglio distanza tra noi due.

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Radici
La prima notte, di Vito Ferro

Il profumo dell’aria sembrava diverso, là fuori. Più aspro, più penetrante. Le folate gelide, provenendo da misteriose direzioni, li colpivano come morsi.   
A lei bruciava la pancia, il seno, sotto quello strato duro di pelle animale. I movimenti le riuscivano lenti e impacciati.           
- Aspettami qui, non ti muovere - le disse lui. La barba lunga, i capelli ispidi. In mezzo a tutto quel pelo, i suoi occhi erano minuscole luci tremolanti.       
- Dove vai? - chiese lei prendendolo per un braccio.
- A vedere qua attorno, cosa ci sia - le rispose, slegandosi dalla stretta.  
- Ho paura.   

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Radici
L'allievo, di Giovanni Lucchese

Sotto i rami dell’ulivo, l’allievo aspettava.
Si era messo lì per non dare nell’occhio ed evitare gli sguardi indiscreti dei suoi fratelli che ultimamente sembravano insospettirsi a ogni suo passo.
Ma ora il giorno stava volgendo alla fine, il buio si stava impadronendo di ogni cosa e l’aria iniziava a essere più respirabile.

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Buffalo Teeth
La ballata di Larry Garda, di Francesco Scarrone

Larry Garda sbocciava alla vita profumato di rosa di roseto, e non sapeva che una spina può ferirsi del suo destino di ferire il mondo. Larry Garda non sapeva ancora tutti i colori che ha versato il cielo sul mondo, ma si muoveva tra di loro come un battello sul delta del Missisipi, quando i neri cantano rochi e le bande suonano al funerale di un Re.

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Buffalo Teeth
La pista di sangue, di Massimiliano Valentini

I colori dell’alba presero lentamente forma all’orizzonte. I lamenti di un ferito si spensero in un gorgoglio sordo. La terra era intrisa dal sangue di quei morti. Un cavallo scrollò la testa nitrendo. Con un cenno d’intesa i due uomini abbassarono le pistole. Accanto ai resti del bivacco, la sacca col denaro. Lo sguardo di entrambi si posò su di essa. Avido, uno; perplesso, l’altro.
Nella vallata echeggiò ancora uno sparo.

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Impianti
La marea rossa, di Marco Orlandi

Uno degli uomini in piedi ha pronunciato la parola vampire.
Un altro, accendendosi una sigaretta, ha sputato a terra e detto sanguisughe.
Noi siamo rimaste ferme accanto al bancone, a poca distanza dalle sbarre di metallo degli sgabelli.
Abbiamo fatto, vicino al battiscopa, un piccolo mucchio di cibo, di pane e stelle, e di tutto quello che resta qui, tra le mattonelle porose, i solchi e le buche, i canali di cemento e la malta.

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Dente del giudizio
La teoria dell'amicizia, di Chiara Lovera

Zero
Quando la sognavo portava scarpe dorate mentre io camminavo a piedi nudi.
Il primo ricordo che ho di Irene è davanti al cancello della scuola. Un vestito bianco di pizzo sangallo.
Aprono il cancello della scuola, qualcuno mi spintona, la perdo di vista.
In classe il banco vicino al mio è vuoto. La professoressa di italiano ci presenta una nuova compagna e la invita a sedersi.
- Là, vicino ad Alessandra - siamo vicine di banco.
I suoi capelli erano un animale selvatico.

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Dente del giudizio
Uno, due, tre, quattro, cinque... di Graziella Percivale

Nel negozio che hanno aperto da poco, sulla via principale del paese, si vendono elettrodomestici.
Si vendono anche televisori e computer e poi telefonini e stufe a legna, a gas, a pellet, stufette elettriche e piatti e bicchieri e pentole e posate e tavolini e armadietti.
Nel negozio che hanno aperto da poco c’è un signore gentile, troppo gentile: ogni volta che passo lì davanti lui mi apre la porta, e non so come fa, perché vicino alla porta lui non c’è mai. Io faccio di no con la testa, che non entro, non mi serve niente, ma finché non sono passato la porta rimane aperta. Un giorno però voglio entrare: voglio contare quanti televisori, quanti computer, quanti telefonini ci sono dentro al negozio e quanto c’è di questo e di quello.
È da un po’ che ci penso, ma c’è sempre qualcos’altro che mi distoglie.

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Dente del giudizio
La piccola ranocchia di ceramica, di Simona Garbarini

Tutto è iniziato un lontano sabato di mille anni fa.
Ero a casa di Cristiana. Capitava spesso, in quel periodo, che stessi a casa sua: Cristiana  era quanto più vicino alla nozione di migliore amica potessi immaginare a dieci anni. Aveva lunghi capelli che teneva spesso annodati in una coda di cavallo, vestiti all’ultima moda e quaderni fantastici di MioMiniPony su cui non c’era neanche una piega.

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Dente del giudizio
La regina della foresta, di Claudio Magliulo

Scarlett arrivò a Norwood in tempo per le vacanze estive.
Suo padre era un produttore cinematografico. Aveva iniziato lavorando con gente del calibro di Martin Scorsese e Michael Cimino, nell'età d'oro della New Hollywood, ma alla fine aveva fatto i soldi veri entrando in una grossa casa di produzione. Era stato una delle menti dietro l'invenzione del blockbuster.

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Dente da latte
La musica di soffietto, di Silvia Lanfrancotti

C’era una volta un venticello che si chiamava Soffietto.
Era ancora un venticello piccolino che aveva appena imparato a far ruzzolare le foglie sul prato. Il suo papà era un potente vento di maestrale e la sua mamma una profumata brezza marina. Quando lo vedevano tutto impegnato a soffiare e soffiare, gli dicevano:
- Non esagerare, Soffietto: imparerai un poco per volta…
- Ma io voglio scuotere le chiome degli alberi e far volare le tegole dai tetti!
- Un poco per volta -  alitavano con dolcezza - per ora prova a far correre qualche cartaccia sul marciapiede.

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Bruxismo
Lo sgabello, di Fabio Girelli

La storia del viaggio di Ada arrivò alle mie orecchie durante un pranzo in famiglia. Fu mia madre a parlarmene, poiché la donna aveva un rapporto di parentela con alcuni nostri vicini. I fatti che mi furono descritti mi colpirono per svariati motivi e quasi subito decisi che avrei voluto saperne di più, sentivo il bisogno di indagare certi comportamenti che, alla luce degli eventi, mi avevano attaccato addosso una sensazione di pena struggente. Sopra tutti, nel racconto, svettava un personaggio, strumento inconsapevole di un volere esterno, si potrebbe dire, ma a suo modo protagonista: uno sgabello.

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Molari
Lui non muore mai, di Nicoletta Polon

È troppo tardi per fuggire.
Stiamo entrando. E adesso?

Ho conosciuto Vesna l’anno scorso. Una bella ragazza di venticinque anni. Bello il viso con la  pelle scura e gli occhi rapidi, alta e leggera la figura. Due bambini piccoli in braccio, un incisivo d’oro, sempre in ciabatte.
Vesna non sorride, lo ha insegnato anche ai bambini. Dormono in una roulotte nel campo rom di Falchera, periferia di Torino. Di giorno stanno davanti al Lidl di Mappano, prima cintura, dietro l’angolo per loro.

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Molari
La forma della sera, di Elena Gottardello

Seduta al tavolo, sulle ginocchia di suo padre, Lisa aveva finito la carne e le patate. Sfregò con il tovagliolo una goccia di sugo dalla felpa. Era finita sul nero dei capelli di Biancaneve che adesso sembravano bagnati. Nel quartiere Arbat di Mosca, la breve galleria del Volny Centrum era occupata da tavoli e sedie. Alcune persone in piedi, in attesa di trovare posto al ristorante, sostavano attorno ai tavoli, e lasciavano libera l’entrata a un fioraio e all’accesso di una rampa di scale mobili, che saliva direttamente dalla metropolitana.

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Molari
Gli occhiali da scrittore, di Andrea Malabaila

Il mio più grande pregio è che conosco i miei difetti. Ad esempio che non sono mai stato bravo con le descrizioni. Uno pensa a uno scrittore e gli viene in mente un tizio con una spiccata capacità di osservazione, uno che dà una rapida occhiata a una stanza e non solo sa dirti tutto ciò che c’è – un lampadario in stile Settecento veneziano, due poltrone rosse in vera pelle e cuscini foderati a mano, un televisore 21 pollici degli anni Ottanta, tappezzeria in fantasia floreale eccetera, – ma addirittura te lo rende poetico. Io in queste cose sono negato.

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Dente avvelenato
Nirvana Pink, di Onorino Giachino

Manuela è affascinata dallo yoga, dallo zen, dai prodotti biologici, dal vipassana, dagli stati ipnotici e  dai trattori a testa calda.
Io sono affascinato da Manuela.
Invitarla  a cena  è stato un’impresa, tra sedute di rilassamento, lezioni guidate sulla respirazione con il diaframma, carezze ai cavalli zen e domeniche in sfilata sui Landini d’epoca, infine ha acconsentito di essere accompagnata al ristorante un sabato perché era saltato il raduno Trebbiatura del grano biologico.
Per farla contenta ho scelto il Nirvana Pink sulle colline di Amarildo.

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Dente avvelenato
L'uomo che non voleva niente, di Elia Gonella

C’era qualcosa di indefinibile nel vecchio: la camicia stropicciata poteva appartenere a un barbone come a un miliardario eccentrico, i capelli dalla bianchezza innaturale scendevano su un volto da bambino. Passeggiava tra gli scaffali con le braccia incrociate dietro la schiena, al polso un orologio dalle lancette immobili. Di tanto in tanto si fermava e si voltava verso i prodotti, senza mai toccarli, senza fissarli per più di pochi istanti. Poi riprendeva a camminare, come un turista da un altro mondo.

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Fatina dei denti
Pizze fritte, di Alessandro Cellamare

- Hai scritto?
- No.
- Scrivi. Un chilo di farina. Un cucchiaio di sale fino. 100g di olio. Un cubetto e mezzo di lievito di birra.
- Ho scritto.
- Ora vieni qui che ti mostro - fa la mamma.
Alessandro si siede di fianco alla tavola di legno dove c'è già una montagna di farina con un cratere in punta. Al suo interno si distingue con fatica nel bianco la cucchiaiata di sale.
Rosa prende a mescolare.

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Fatina dei denti
Una brava ragazza, di Anna Cambi

Domani è Il Giorno.
Domani avrò un nome e un Fidanzato.
I Fidanzati sono gentili, ti regalano i fiori e i cioccolatini.
I cioccolatini non posso mangiarli, ma conserverò la scatola.
Le scatole sono belle. Mi piacciono i nastri colorati.
Non posso mangiare niente in realtà, i nostri corpi non prevedono Circuiti Nutrizionali.

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Fatina dei denti
Latte fatale, di Andrea Mauri

Non mi sento svuotata del tutto. Il ventre continua a essere abitato. Pensavo fosse Arianna, ma lei è già tra le mie braccia. Non mi sono accorta di quando l’infermiera me l’ha portata per allattarla. No, questo ingombro non può essere la piccola creatura appena nata. Qualcos’altro si muove nelle viscere. Potrebbe essere l’ombra di Arianna. Già, l’ombra che nessuno ha aiutato a uscire ed è rimasta intrappolata nella gabbia uterina.

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Fatina dei denti
Motel sulla Luna, di Vincenzo Grasso

Quando era giunto il momento di scegliere il luogo per la loro luna di miele, non avevano avuto alcun dubbio. Lo sapevano già da tempo. L’agenzia di viaggi con cui erano in contatto, era riuscita a trovare due posti unici, disponibili, per trascorrere un solo giorno in un motel sulla Luna.
Sono partiti il mattino successivo al matrimonio, con pochi abiti nelle valigie, a bordo di un’astronave dorata, che si è innalzata sulla costa e ha prodotto uno slabbro nella sottana notturna.

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Incisivi
Ombre, di Davide Arminio

Allineo i piedi alla banchina. I talloni toccano esattamente la linea gialla che non bisognerebbe attraversare. Il treno arriverà tra poco, per ora la stazione è silenziosa e tinta del giallo delle lampade. Non c’è nessuno a quest’ora della notte.
È una bella notte, questa. Una notte perfetta, esatta. Non potrebbe essercene una migliore. Per un istante mi sento percorso da qualcosa che potrei definire un brivido di felicità. O forse è solo il freddo, che si infila dai buchi nelle scarpe.

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Incisivi
Il sottopasso, di Matteo Bertone

Mio marito, buon’anima, è spirato un anno fa. Io non l’ho mai amato, beninteso, nemmeno per cinque minuti. Avevamo un sano rapporto civile fra persone mature che decidono di condividere la vita sociale e una dimora. Non si può certo pensare di restare zitelle per sempre. Sono scelte amorali e prive di buon senso.

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